Che Acqua Beviamo?

Per definizione la Repubblica Italiana è una Repubblica democratica (fondata sul lavoro?) che nasce dalla sconfitta del regime fascista sul campo di battaglia della seconda guerra mondiale.
Per meglio enfatizzare il distacco istituzionale, di costume e quindi politico, fra il ventennio Fascista e la Repubblica Italiana del dopoguerra si arriva a dire che questa è nata dalle ceneri del regime attraverso la lotta partigiana assurta a lavacro dei peccati della Società Italiana; che avvallò guerre di aggressioni coloniali, leggi razziali e quant’altro.
Ma è proprio vero tutto questo?
Iniziamo col dire che per il periodo fascista, come in tutti i periodi storici, ci sono state mille pulsioni ma se le si sintetizza possono essere riassunte in due parole: arbitrio e corruzione.
Ancor più della violenza, comune a tutti i regimi totalitari, a mio parere ribadisco, l’arbitrio e la corruzione sono le caratteristiche salienti del regime fascista.
Per l’arbitrio basta ricordare lo slogan emblematico “il DUCE ha sempre ragione”.
La corruzione, necessaria a mantenere l’arbitrio sul popolo, riguardava indistintamente tutte le fasce sociali; dai professori universitari che per fare carriera dovevano giurare fedeltà al regime fino al padre di famiglia che per migliorare la propria situazione economica era disposto per conto della polizia fascista a fare la spia di quartiere.
Il ventennio fascista ha prodotto grossi guasti nel profondo della società italiana corrodendone l’anima.
Alla fine della guerra, sotto protettorato americano, ancora durante l’occupazione con un referendum il 2 Giugno 1946 si sancì la fine della monarchia e la nascita della repubblica. Con quell’atto il Popolo Italiano tocco l’apice della sua storia moderna.
Purtroppo dovendo sottostare alla realpolitik dei vincitori della seconda guerra mondiale e alla necessità di mediare fra le varie fazioni nazionali per ricostruire l’Italia si favorì a parole una cultura antifascista ma in pratica la si sdoganò.
Si rimisero al loro posto i prefetti e i funzionari del vecchio regime, deludendo la speranza di cambiamento che animo la lotta partigiana; Il cosiddetto “vento del nord” venne smorzato fino a spegnerlo del tutto.
Il risultato è sotto gli occhi di tutti.
Stiamo vivendo in un stato molto poco democratico, in un regime degenerato figlio diretto del fascismo. Corruzione ed arbitrio sono stati elevati a dignità istituzionali e per fuorviare la ragione di noi tutti ogni tanto sacrificano degli uomini elevandoli ad eroi per poterli dare in pasto all’opinione pubblica.
Mi viene in mente una frase di Bertolt Brecht “Sventurata la terra che ha bisogno di eroi“.
Dalla strage di Ginestra della Portella fino a quelle della cosiddetta “strategia della tensione” ed ancora oltre non si è mai trovato ne un colpevole certo e tanto meno i mandanti.
Nel contesto internazionale la nostra nazione è considerata una nazione di serie B.
Per avere conferma e a solo titolo di esempio si può spaziare con la memoria dai retroscena della strage di Ustica ed i suoi sviluppi da burletta: “dopo trent’anni si è quasi stabilito nelle aule di tribunali che a far esplodere l’aereo non è stato una bomba ma un missile forse sganciato da qualche aereo di un paese alleato” alle facce buffe della Merkel e Sarkozy, capi di stato di paesi alleati, mentre parlano della poca serietà del nostro presidente del consiglio Berlusconi fino ad arriva ai nostri giorni con l’altro episodio vergognoso: i nostri marò incarcerati in India come delinquenti comuni e sottoposti ad un processo per pirateria.
Ma tutto questo vi sembra normale? e la nostra classe dirigente cosa fa?
Gozzoviglia, si regala prebende, vitalizzi ed altro con i soldi dei cittadini che per pagare le tasse devono indebitarsi, fino al punto che alcuni presi dalla disperazione si suicidano.
Grazie sempre a questa classe politica abbiamo perso la sovranità monetaria.
Come nazione per andare avanti chiediamo in prestito, a degli speculatori internazionali, della carta straccia che con il nostro lavoro gli diamo dignità e valore di moneta.
Con la scusa del debito sovrano hanno avviato una politica deflattiva deprimendo l’economia al punto tale da creare una massa di disoccupati e quindi di persone non libere, pronte ad accettare qualsiasi compromesso – ma non s’era detto che la nostra repubblica è fondata sul lavoro.
Questa classe di usurpatori e delinquenti per restare al potere ininterrottamente per oltre mezzo secolo senza soluzione di continuità hanno elargito denari a piene mani, mica è il loro, creando una classe di parassiti che vivendo sulle spalle della maggioranza degli italiani impoveriscono l’intera nazione rendendo vani qualsiasi sforzo per migliorarne le condizioni economiche e sociali.
In parlamento non comanda più il popolo tramite i loro rappresentanti (vedi la famosa legge porcata del grande giurista Calderoni dichiarata, dopo alcuni lustri!!!, incostituzionale) ma lobby di potere.
A dimostrazione di quanto detto precedentemente voglio raccontarvi una storia di comportamenti omertosi e delinquenziali di politici, giornalisti e cosiddetti scienziati, che mi ha visto allo stesso tempo protagonista e testimone.
Una storia dove gli interessi di tutti noi cittadini vengono calpestati mettendo a rischio addirittura la nostra salute col solo scopo di avvantaggiare le lobby delle acque minerali.
Per agevolare la comprensione di quanto andrò a dire in modo da non lasciare ombre o dubbi a chi legge, ho allegato delle tavole sinottiche, con le varie leggi Italiane e comunitarie che hanno regolamentato e regolamentano le acque minerali naturali in Italia oltre ad un’ulteriore serie di documenti in modo che leggendoli ci si possa fare un’idea di come questa classe politica ci tratta.
Una classe politica raffazzonata composta da nullafacenti, incapaci e delinquenti.
Il racconto di questa storia ha lo scopo di far prendere coscienza agli Italiani, di qualsiasi appartenenza ideologica, che è arrivato il momento di cambiare e se non lo si fa la colpa è solamente nostra.
A tal proposito amo ricordare un episodio che si racconta su Petrolini, un uomo di spettacolo degli inizi del novecento.
Mentre recitava in teatro una persona dal loggione lo disturbava in continuazione. Ad un certo punto smise di recitare guardò gli spettatori che stavano a fianco del disturbatore e li apostrofò dicendo “io non me la prendo con il disturbatore: è uno stolto. Io me la prendo con voi che non lo buttate dal loggione perché oltre ad infastidire me infastidisce voi”.
Riferendoci alla nostra classe politica ma più in generale alla nostra cosiddetta “classe dirigente” disturba lo sviluppo sociale ed economico della nostra bella nazione; e come dei parassiti succhiano il sangue ammazzando il corpo sociale.
Sta a noi genti d’Italia buttarli dal loggione per continuare a far progredire la nostra bella nazione; e se c’è qualcuno che deve emigrare non sono i nostri figli ma loro assieme ai loro figli.

IL FATTO
Da parecchi decenni le acque minerali naturali vengono utilizzate al posto delle acque di rubinetto perché, grazie alla pubblicità martellante dei mezzi di comunicazione di massa, nell’immaginario collettivo sono considerate più controllate e quindi più sicure: in altri termini migliori delle acque di rubinetto.
Ma è proprio vero? Approfondiamo l’argomento.

PRIMA QUESTIONE – Le acque minerali sono potabili? In altri termini sono delle acque che se ingerite non fanno male alla salute?
L’articolo 1 del Dlgs 105/92, legge che regolamentava le acque minerali fino al 2011, trasformato in articolo 2 del Dlgs 176/2011, che le regolamenta oggi, definisce le caratteristiche per le quali un’acqua si considera “ minerale”. A differenza di un’acqua potabile che per definizione può essere bevuta senza causare danni alla salute; un’acqua minerale per definizione ha caratteristiche igieniche particolari e proprietà favorevoli alla salute. In altri termini le acque minerali sono da considerarsi delle acque terapeutiche. Infatti prima con l’art. 5 del DM 542/92 ed ora con l’art. 1 del DM 29 dicembre 2003, per una serie di sostanze saline non si impone nessun limite. Questa condizione fa sì che ogni acqua minerale andrebbe bevuta da alcune soggetti e non da altri; ogni acqua minerale dovrebbe essere bevute secondo la patologia che si vuole curare. Mi spiego meglio. Come esempio emblematico prendiamo il sodio, un elemento controindicato per gli ipertesi. Le acque di rubinetto, proprio perché potabili cioè bevibili da qualsiasi soggetto senza controindicazioni, non possono contenere il sodio in concentrazione superiore a 200 mg/l (dlgs 31/2001 allegato 1 parte C). Per le acque minerali, prima con l’art. 5 del DM 542/92 ed ora con l’art. 1 del DM 29 dicembre 2003, non c’è nessun limite per tale concentrazione. Un iperteso può bere inconsapevolmente un’acqua minerale ricca di sodio dannosa per la sua salute perché sulle etichette non sono indicate le eventuali controindicazioni nel bere quel tipo di acqua minerale. Quindi la prima questione è quella di informare i cittadini che l’acqua minerale che stanno acquistando nei supermercati non è potabile ma terapeutica e per ogni tipo di acqua minerale sulle etichette si devono indicare le eventuali controindicazioni.

SECONDA QUESTIONE – limiti di concentrazione per una serie di sostanze tossiche eventualmente presenti nelle acque minerali più permissivi rispetto alle acque potabili.
Dopo mille peripezie (spiegate nell’allegato “ DOSSIER ACQUA “ che ha portato all’intervento della Commissione Europea) finalmente con il d.m. 29 Dicembre 2003 attuazione della direttiva 2003/40/CE della Commissione, sembrò che i limiti per una serie di sostanze tossiche elencate nel DM 542 e sue modifiche diventassero più rigorosi eguagliando i limiti validi per le acque di rubinetto a tutto vantaggio dei cittadini.
Purtroppo non è cosi.
Questo perché anche se nominalmente il valore di concentrazione limite di una sostanza tossica è lo stesso sia per le acque di rubinetto che per quelle minerali; per le minerali e solo per queste è valida la circolare n° 19 del 12 maggio 1993.
Tale circolare, ancora in vigore, al punto – B3 TOLLERANZE – recita testualmente:
Per tener conto delle naturali variazioni di composizioni delle acque minerali e dei metodi analitici impiegati, si ritiene possano essere ammesse, indicativamente, le seguenti tolleranze:

  • Per concentrazioni inferiori a 1 mg/l: +/- 75%
  • Per concentrazioni comprese tra 1 mg/l e 3 mg/l: +/- 50%
  • Per concentrazioni comprese tra 3 mg/l e 10 mg/l: +/- 25%
  • Per concentrazioni comprese tra 10 mg/l e 20 mg/l: +/- 20%
  • Per concentrazioni superiori a 20 mg/l: +/- 10%

L’accettazione dell’acqua minerale resta comunque condizionata al non superamento dei limiti previsti dall’art. 6 del D.M. 542/92.
In altri termini questa norma, in contraddizione con la stessa definizione di acqua minerale (con il comma 4 dell’art. 2 del dlgs 176/2001), da la possibilità al chimico analista nel momento in cui analizza le sostanze tossiche eventualmente presenti nelle acque minerali (tali sostanze sono contenute in concentrazioni inferiori a 1 mg/l) di applicare una tolleranza del 75%.
Per inciso, quasi tutte le sostanze indicate dall’art. 6 del D.M. 542/92 hanno concentrazioni al di sotto di 1 mg/l e quindi per tutte queste sostanze tossiche/cancerogene nell’analizzarle il chimico analista può applicare una tolleranza del 75%.
Un caso emblematico ci viene fornito dall’arsenico.
Se l’analista nell’analizzare un’acqua minerale trova una quantità di arsenico in concentrazione pari a 17 microgrammi/litro se lo può riportare a 10 microgrammi/litro perché in attuazione della circolare 19 può applicare una tolleranza nel valore analitico trovato pari al 75% per tenere conto delle naturali variazioni di composizioni delle acque minerali (come già detto in palese contraddizione con la definizione stessa di acqua minerale).
Quindi se c’è dell’arsenico in acqua in concentrazione pari a 17,5 microgrammi/litro; se è di rubinetto è fuori legge, come è avvenuto in varie zone d’Italia, se minerale è a norma: ma vi sembra concepibile una cosa del genere?
Considerando che l’arsenico a queste concentrazioni è un cancerogeno conclamato (relazione dell’O.M.S. – Organizzazione Mondiale della Sanità); a me sembra criminale giocare così con la salute della gente.

TERZA QUESTIONE – Etichettatura delle acque minerali
Il decreto legislativo 25 gennaio 1992, n. 105 (in Italia fino al 2011 legge cardine delle acque minerali) attuazione della direttiva 80/777/CEE al punto C comma 1 dell’Art. 11 (articolo che spiega cosa scrivere sull’etichetta apposta sulle bottiglie di acqua minerale ) si legge che sulle etichette si deve scrivere “i risultati dell’analisi chimica e fisico-chimica”.
Detto in questo modo poteva sembrare un’indicazione troppo generica e il Ministero della Sanità pensò di spiegarla emanando la circolare n° 19 del 12 maggio 1993, che al punto C, indica i parametri analitici da riportare sulle etichette delle acque minerali.
Tale circolare al punto C recita testualmente:
I parametri chimici e fisico chimici riportati sulle etichette delle acque minerali potranno essere limitati ai seguenti:

  • Elementi caratterizzanti l’acqua minerale, esprimendo in linea di massima le concentrazioni in mg/l, compresi eventualmente, quelli indicati all’art.6 del DM 12.11.1992 n 542.
  • Conducibilità
  • Residuo fisso
  • PH e CO2 libera alla sorgente, fatta eccezione per le acque minerali sottoposte a trattamenti consentiti, che comportano variazioni di tali parametri

Già il primo punto basta ad indicarci come il Ministero della Sanità, o forse meglio chiamarlo della ”Malasanità”, lascio ampio arbitrio agli imbottigliatori di mettere sull’etichetta quello che più gli garbava.
A riprova che tale arbitrio va a danno della sicurezza alimentare dei cittadini è utile citare questo caso emblematico.
I nitrati (sostanze tossiche menzionate prima dall’art. 6 del dm 542/92 ed oggi dall’art. 2 del DM 29 dicembre 2003) hanno due limiti di concentrazione, uno valido per gli adulti e l’altro per i bambini, superati i quali l’acqua minerale non è più commerciabile.
Il limite per gli adulti è di 45 mg/litro, perciò superato questo valore l’acqua minerale non è più commercializzabile.
Il limite per i bambini è pari a 10 mg/l superato questo valore non è più commerciabile ai bambini ma ancora bevibile dagli adulti.
Ma se non c’è nessuna indicazione sull’etichetta perché non c’è l’obbligo, e gli imbottigliatori si guardano bene di segnalarlo, un genitore come fa a sapere se quell’acqua e buona o meno per i propri figli.
E’ semplicemente una vergogna.
Oltre tutto il legislatore fu messo a conoscenza di questo problema che compromette la salute dei nostri figli (vedi “DOSSIER ACQUA” interpellanza parlamentare fatta da On. Paisan/Galletti ) ma ad oggi non è stato fatto nulla per risolverlo e i bambini possono bere inconsapevolmente un’acqua che per legge non è per loro idonea.
Nel 1996 la Commissione Europea premettendo “che le norme in materia di acque minerali naturali perseguono l’obiettivo prioritario di proteggere la salute del consumatore, evitare che i consumatori vengano ingannati ed assicurare la lealtà delle operazioni commerciali” emanò la direttiva 96/70/CE che andava a cambiare alcuni punti della direttiva 80/777/CEE, che genera il dlgs 105/92, fra i quali quello che sulle etichette non si doveva scrivere genericamente “i risultati dell’analisi chimica e fisico-chimica” ma “l’indicazione della composizione analitica, con i componenti caratteristici”. In questo modo non si lasciava adito a dubbi, sull’etichette si dovevano indicare gli elementi riscontrati nelle analisi chimiche.
Nell’attuare la 96/70/CE al fine di cambiare la 80//777/CEE invece di sostituire a “i risultati dell’analisi chimica e fisico-chimica” la frase “l’indicazione della composizione analitica, con i componenti caratteristici” venne sostituita con “la menzione della composizione analitica che indichi gli elementi caratteristici”.
Con un piccolo cambiamento si ingannò la Commissione Europea a discapito della salute degli Italiani.
Le due diciture sembrano identiche invece hanno significati completamente diversi.
Premesso che il concetto di elemento caratteristico è soggettivo ed ogni imbottigliatore può mettere quello che gli pare.
Ecco perche nella 96/70/CE i “componenti caratteristici” li si considerava parte del tutto invece nel trascrivere tale dicitura nella 80/777/CEE li si considera il tutto.
E quindi gli imbottigliatori hanno potuto continuare a indicare sulle etichette quello che gli pareva nel senso che indicano sulle etichette gli elementi caratterizzanti, cioè quelli che vogliono loro.
A me questo mi sembra di un’enorme gravità perché una truffa fatta da a danno i tutti noi cittadini da chi è preposto a salvaguardarne la salute.
Con la complicità di tecnici, funzionari o politici si riesce a stravolgere le leggi emanate dalla Commissione Europea a difesa dei cittadini Italiani senza batter ciglio.
Ecco come nonostante altre norme emanate quali il DLgs 339/99 e il DM 11 settembre 2003 per rendere più chiare le etichette delle acque minerali; con l’imbroglio spiegato precedentemente si è arrivato fino ai giorni nostri senza che ci c’e’ stato un cambiamento reale nel compilare le etichette.
L’8 ottobre 2011 lo Stato Italiano con il DLgs 176 recepisce la direttiva europea 2009/54/CE che ingloba il DLGS 105/92 e il Dlgs 339/99 (che fra l’altro regolamenta le cosiddette acque di sorgente). Finalmente il Dlgs 176 all’art. 12 comma lettera c recita testualmente che sulle etichette fra le altre cose si deve mettere “l’indicazione della composizione analitica, risultante dalle analisi effettuate, con i componenti caratteristici”. Perciò una volta per tutte senza equivoci dall’ottobre 2011 le etichette sono fuori legge perché arbitrarie e fatte con la vecchia circolare 19/93 che ad oggi non ha più ragione di essere.

QUARTA QUESTIONE – L’ultima questione, non certo per importanza ma solo per cronologia, riguarda il raggiro che i politici e/o i tecnici addetti a stilare il decreto 29 dicembre 2003 hanno perpetrato nei confronti della Commissione Europea e di tutti i cittadini.
Nel 1999 denunciai alla Commissione Europea che in Italia i limiti di concentrazione massimi ammissibili per una serie di sostanze tossiche/cancerogene erano di gran lunga più permissivi nelle acque minerali rispetto a quelle di rubinetto.
Su questa mia indicazione la Commissione Europea avviò una procedura di infrazione nei confronti dello Stato Italiano, procedura che portò l’allora Ministro della Salute Dott. Veronesi ad emanare il D.M. 31 Maggio 2001.
Con il D.M. 31 maggio 2001 si andò ad abbassare tutti i limiti massimi ammissibili delle sostanze tossiche/cancerogene eventualmente presenti nelle acque minerali ed elencate nell’art. 6 del D.M. 542/92.
Il ministro Veronesi conformemente a quanto prevedeva il Dlgs 105/92, legge quadro che regolamentava le acqua minerali, stabilì che un’acqua per essere considerata minerale doveva essere pura e priva di inquinamento antropico.
Perciò col D.M. 31 Maggio 2001 formalizzò che tutte le sostanze tossiche/cancerogene di origine antropica dovevano essere assenti al limite di rilevabilità del metodo secondo i metodi pubblicati nell’ultima edizione degli “Standard methods for the examination of water and wastewater dell’American Public Health Association”.
In altri termini un’acqua per essere considerata minerale doveva essere esente da inquinamento antropico (pesticidi, tensioattivi, ecc).
Dopo il D.M. 31 maggio 2001 il Sig. Paul Remits, capo unità delle questioni giuridiche della Direzione Generale Salute e Tutela del Consumatore della Commissione Europea, mi scrisse dicendomi che avevamo raggiunto il nostro obbiettivo di far legiferare dal Governo Italiano una norma favorevole ai consumatori ed in una prossima riunione della Commissione Europea avrebbe proposto la chiusura della pratica d’ infrazione nei confronti dello Stato Italiano: cosa che regolarmente avvenne.
Con l’entrata in vigore di questo D.M., a molte sorgenti di acque minerali venne ritirato il permesso di commercializzarle perché fuori legge, ed alcune sorgenti restituirono la concessione di acque minerali chiedendo di pari passo la concessione alla commercializzazione delle stesse come acqua di sorgente, una tipologia di acqua potabile, non più terapeutica, sottoposta a meno restrizioni legislative, che poteva essere trattata al meglio al fine di riportare i parametri nei limiti della potabilità .
Perciò tutto stava ritornando nei giusti alvei, con la differenziazione in quantità ed uso fra acque terapeutiche (minerali) e acque potabili o di sorgente.
Fino a che col d.l. 29 Dicembre 2003 si rintrodusse la possibilità che nelle acque minerali vi potessero essere in certe concentrazioni sostanze tossiche/cancerogene di origine antropica; mi spiego meglio.
Nel d.l. 29 dicembre 2003 sono stati indicati, per le sostanze tossiche/cancerogene eventualmente presenti nelle acque minerali, come concentrazioni massime ammissibili i valori dei livelli di quantificazione (level of quantitation – LOQ) che sono dieci volte superiori ai corrispondenti valori dei livelli di rilevamento dello strumento, livelli, quest’ultimi, da utilizzare secondo il D.M. 31maggio 2001 (instrument detection level – IDL – che servono per rilevare la presenza o meno delle sostanze in esame con l’eliminazione di tutti i rumori di fondo dello strumento ).
La differenza fra livello di rilevamento strumentale (IDL) e livello di quantificazione (LOQ) è che il primo serve per rilevare qualitativamente la presenza della sostanze ricercata e il secondo indicata il valore minimo dell’intervallo di concentrazione nel quale il metodo di analisi quantitativa scelto è applicabile.
Per chiarirci le idee prendiamo ad esempio gli Agenti Tensioattivi, sostanze tossiche di origine antropica, che secondo il d.l. 29 dicembre 2003 devono avere il limite minimo di rendimento richiesto ai metodi analitici – LMRR – (è il contenuto minimo di analita in un campione che deve essere rilevato e confermato) pari a 50 microgrammi/litro (come LAS).
Considerando che lo Standard Methods, per gli Agenti Tensioattivi, ha come concentrazione minima di rilevazione analitica quantitativa 25 microgrammi/litro, e secondo L’IRSA ( Istituto di Ricerca Sulle Acque ) tecnicamente ( utilizzando celle con cammino ottico di 5 cm ) si può arrivare ad una concentrazione minima di rilevazione analitica quantitativa pari a 5 microgrammi/litro, si capisce bene che il valore di 50 microgrammi litro non è certo il valore di rilevamento strumentale (IDL ) per un’analisi qualitativa che riveli o meno la presenza della sostanza ma si trova abbondantemente dentro l’intervallo di concentrazione per la determinazione quantitativa dei Tensioattivi.
Quindi il valore di 50 microgrammi/l indicato per gli Agenti tensioattivi dal d.l. 29 dicembre 2003 non è certo il valore di rilevamento strumentale, al di sotto del quale non si ha la sicurezza della presenza o meno di tensioattivi nell’acqua minerale, ma è un valore abbondantemente dentro l’intervallo di concentrazione per la sua determinazione analitica; e tutto questo senza considerare la discrepanza del +/- 75% che può essere applicata dall’analista sempre ai sensi della circolare 19 del maggio 1993.
Tutto quanto descritto mi pare semplicemente vergognoso.
Abbiamo una classe dirigente che rema contro gli interessi del proprio popolo, interessi non solo di carattere economico ma che riguardano la salute dei propri concittadini o vogliamo chiamarli sudditi.
Riassumendo noi stiamo bevendo un’acqua chiamata minerale che:

  1. non è potabile ma terapeutica
  2. può contenere sostanze tossico/cancerogene in concentrazione superiore a quanto possibile nelle acque di rubinetto
  3. sull’etichette apposte sulle bottiglie ci sono delle informazioni poco trasparenti perché non viene applicata il dlgs 176/2001 una legge derivante dall’attuazione di una direttiva europea
  4. un comportamento inqualificabile sia nei confronti della commissione europea che nei nostri confronti

Ecco, detto questo, mi domando che fiducia possiamo avere nei loro confronti quando legiferano; per gli interessi delle lobby non si fermano nemmeno davanti alle norme della Commissione Europea stravolgendole in modo truffaldino e fregandosene della salute di tutti noi.
Ma mi domando se questi individui hanno ancora l’autorevolezza di amministrarci, di farci pagare tasse senza darci nessun tipo di servizio trattandoci come sudditi.
Per ultimo mi domando che tipo di popolo è quello che accetta tutto questo senza ribellarsi.

CHE FARE?
Le azioni che possono essere avviate sono di tre tipi:

  • intervenire sulle normative che regolamentano l’acqua minerale
    Si faccia attuare l’art. 3 comma 1 del dlgs 176/2001 che prevede la scrittura di un nuovo DM che regolamenti le acque minerali in modo che ai sensi dell’art. 34, comma 3 vengano abrogati il dm 542 del 12 novembre 1992 e la circolare 19/93; norme scandalose che hanno originato tutto quanto precedentemente espresso. Nella scrittura del nuovo DM si faccia in modo che:

    • le etichette apposte sulle bottiglie di acqua minerale diano un’informazione esaustiva ai consumatori
    • le concentrazioni delle sostanze tossiche di origine naturali eventualmente presenti nelle acque minerali siano le stesse concentrazioni valide per le acque di rubinetto
    • che la presenza di sostanze tossiche di origine antropica renda impossibile la classificazione di quell’acqua come acqua minerale come stabilito dall’art. 2 del dlgs 176 e sancito dalla commissione europea
  • Si informi l’opinione pubblica dei fatti precedentemente esposti
  • Si informi la Commissione Europea del comportamento truffaldino tenuto dai nostri governanti e se vi sono estremi di reato si inviti la magistratura ad intervenire

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